Traduzione aggiornata dell’articolo seguente con permesso del editore:Schomacher J. Raus aus dem Durcheinander! Wozu gibt es so viele Konzepte und Meinungen. pt_Zeitschrift für Physiotherapeuten 2016; 68(10): 38-48.

A quale scopo esistono così tanti “concetti” e opinioni?

di Jochen Schomacher

Introduzione
Nel 900, la fisioterapia era una professione molto stimata dalle classi sociali più elevate e richiedeva una formazione di quattro anni che veniva frequentata anche dai medici (Ottosson, 2010; 2015). Nel 1916, il medico svedese Jonas Gustav Wilhelm Zander (1835–1920) fu addirittura nominato per il premio Nobel per i suoi apparecchi medico-meccanici il che sottolinea l’importanza della terapia con il movimento a quell’epoca (Hansson and Ottosson, 2015). Alla fine del 900 però alcuni medici iniziarono a contrastare la posizione importante dei fisioterapisti e riuscirono a degradarla a una professione ausiliaria con una formazione di un solo anno (Terlouw, 2007; Ottosson, 2011). Oggi in Germania, la fisioterapia fa parte delle professioni a basso reddito (Oldenburg, 2016). Il governo tedesco ha respinto la richiesta dei fisioterapisti per l’accesso diretto al paziente alle prestazioni di fisioterapie rese entro il sistema sanitario, e tra i fisioterapisti continua a esserci discordanza riguardo alla prescrizione medica “in bianco”, cioè la prescrizione medica della fisioterapia che lascia la libertà al fisioterapista di definire il contenuto e la durata della prestazione (Grosch, 2016). Perché oggi l’ascesa verso una migliore retribuzione, maggior prestigio e competenza – in modo simile alla situazione che veniva vissuta nel 900 – è così difficile nonostante tutti gli sforzi rispetto allo sviluppo accademico della fisioterapia e alla sua “professionalizzazione”?

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